blog di Caterina Pardi
Racconta a chi non vede
parla a chi non sente
parla con tutti
e cinque i sensi
tatto, vista, gusto, olfatto
udito
«qual è il suono di una sola mano?»
un suono d’ala umana
si apre si chiude
lascia e prende
bianca esplora
ma senza piume
regina del fare
sipario sul riso sul pianto
porta alla bocca cibo e acqua
stringe un’altra ignota mano
inanella, raccoglie, lascia, difende, s’arrende
spezza, compone, gioca
lesta davanti al croupier
lenta attraversa la schiena amata
afferra, perde
il bicchiere che va in frantumi
o qualcos’altro
primo cinema
disegna ombre mobili contro la duna
spiritelli di luna
mani
unite pregano, ma anche sciolte
lungo i fianchi mentre cammino
si lanciano come scoiattoli
o ragni con zampe di conchiglia
distratte attente, esecutrici
sanno esprimersi in ogni cosa
sono ciotole, armi, guaritrici
nuoto ad occhi chiusi
le mani aprono l’acqua
divaricano il tempo
estraggono un neonato
dal tranquillo mare.

grazie a Lorenzo Allori per i suoi consigli :*
Selvaggia
piedi piccoli
poi grandi
sola nella camera da letto
la grande mano non apriva
ora esce dalla testa mano
immensa e buona
soccorre tutte le sé luce
i piedi di bimba
dentro quelli adulti
matrioska d’età
selvaggia saggia
il corridoio fugge
arriva al mare
conchiglia da ascoltare
preme sull'orecchio
ogni attimo è una mano
a prendersi cura
di ieri, oggi, domani

dettaglio graffito alla Garbatella

Città
no non è
fatta
da te.
Grande, classico
laboratorio d’insetti
dall’alto l’occhio
guarda riguarda.
Chi si fa bozzolo
ne conosce un’altra
(altri insetti)
altra città.
Bodhicitta*
Chi si fa bozzolo può
sbloccare la ruota
sboccare
dove l’occhio posa riposa.
* “mente di illuminazione” o “mente del risveglio”

Immagine 1: la planimetria di Dogville, di Lars von Trier (tratta dal sito http://www.cinemavistodame.com)
Immagine 2: Parco delle Cascine (mia)

II fondamento necessario per questa contemplazione è sia una certa stabilità fisica, vale a dire la corretta posizione del corpo, sia una certa stabilità o calma mentale, la quale richiede naturalmente più tempo per maturare. Tale calma mentale è facilitata dal prestare attenzione a un oggetto semplice come ad esempio il respiro. C’è da osservare che non di rado, nell’ambito dell’odierna diffusione del buddhismo in Occidente, la necessità di questa preliminare stabilità interna finisce con l’essere sottovalutata. Cosa intendiamo con la parola consapevolezza? Intendiamo la pura attenzione silenziosa e non giudicante presente nel momento presente. E contemplare il corpo e la mente vuol dire osservare con questa attenzione le sensazioni fisiche, l’avvicendarsi di attrazione e repulsione nella nostra mente, il succedersi di emozioni e stati d’animo; vuol dire osservare i pensieri e le immagini che accompagnano gli stati d’animo.
Lo scopo più accessibile di questa contemplazione si può racchiudere in tre parole: più pace, più saggezza, più compassione. Lo scopo più alto è la liberazione dalla sofferenza ovvero l’incontro con ciò che "non nasce e che non muore", con l’Incondizionato che è luce senza misura.
Infatti, contemplando pazientemente, noi ci accorgiamo con sempre maggiore chiarezza e acutezza che la paura, la confusione, l’avversione e l’attaccamento che ci abitano producono una messe abbondante di sofferenza. E ci svegliamo gradualmente al fatto che le radici profonde della sofferenza non stanno fuori di noi, nelle cose, nelle persone, nelle circostanze ma stanno, piuttosto, dentro di noi, stanno cioè nel nostro modo di rapportarci con le cose, le persone (che includono noi stessi), le circostanze e gli eventi.
Vediamo che fino a quando la nostra relazione con tutto ciò è caratterizzata da attaccamento e avversione, ossia dall’identificazione con l’io e col mio, allora, inevitabilmente, gran parte di quello che ci capita non farà altro che alimentare disagio, insoddisfazione, insicurezza, separazione. Vedendo e rivedendo, alla luce della consapevolezza, questa verità fondamentale - e, insieme, tanto elusiva - comincerà a succedere che attaccamento e avversione prendono a disseccarsi, lasciando più spazio dentro."
Corrado Pensa, da "Perchè meditare" - per continuare a leggere: www.gianfrancobertagni.it/materiali/meditazione/meditarepensa.htm








